Il lago di Como e Stendhal

Il lago di Como e Stendhal

Uno dei più famosi romanzi di Stendhal, ”la Certosa di Parma”, ha come ambientazione il lago di Como. Infatti, il protagonista, Fabrizio del Dongo, trascorre gran parte della sua infanzia sulle sponde del lago, dove risiedeva la sua famiglia. Sublime è la descrizione che l’autore fa già nel secondo capitolo:

la contessa tornò con Fabrizio a rivedere i deliziosi dintorni di Grianta, celebrati da tutti i viaggiatori: la villa Melzi, dall’altra parte del lago, di fronte al castello, cui fa da prospettiva, più su, il bosco sacro di Sfondrata e l’arduo promontorio che separa i due bracci del lago, quello di Como così voluttuoso, quello che va verso Lecco sì pieno di austerità: aspetti sublimi e graziosi che il luogo per beltà più famoso del mondo, la baia di Napoli, eguaglia ma non supera

Interessante allora è questa descrizione del lago, anche perchè rapportata con la baia di Napoli, un altro luogo importante per Stendhal, ma anche ad esempio per Goethe.

Luoghi questi che erano tappe obbligate del Gran Tour in Italia dei giovani rampolli d’Europa, che prima di cimentarsi nella professione a cui erano destinati dalle loro ricche famiglie borghesi, dovevano viaggiare per lo stivale e conoscerne la bellezza.

Certo, qualcuno di questi ne rimase molto colpito, e uno di certo è Stendhal, che arrivato a Firenze, di fronte alla sua bellezza si paralizza e perde i sensi. Evento così particolare da dare il nome ad una sindrome, la sindrome di Stendhal. Malattia che colpisce ancora tantissimi viaggiatori che decidono di venire in Italia.

Ma al di là della sindrome, Stendhal da buon romantico, similmente a Manzoni, riesce a dare del lago di Como una descrizione molto dolce e sublime, che vada anche ben oltre alla semplice descrizione, anche un po’ poetica del paesaggio. Infatti anche Stendhal dà al Lago di Lario una fisionomia sentimentale, lo personifica insomma, quasi le dolci acque lacustri potessero provare le stesse emozioni che prova il viandante contemplando il paesaggio.

Tutto qui nobilmente parla d’amore, nulla v’ha che rammenti le brutture della civiltà. A mezza costa, celate da grandi alberi, si rannicchiano le borgate e oltre le vette degli alberi spunta, si erge la vaghezza architettonica dei loro campanili. Se qualche campicello si intromette qua e là nei gruppi di castagni e di ciliegi selvatici, le piante paiono crescervi felicemente più vigorose che altrove e lo sguardo vi si riposa contento.

Vladislav Karaneuski