Quale università dopo il coronavirus?

Quale università dopo il coronavirus?

Chi si dimenticherà degli sforzi degli Atenei con le proprie strutture, dei docenti, delle studentesse e degli studenti, impegnati nella grande battaglia della didattica a distanza?

Difficile però esserne del tutto soddisfatti.

In che senso, si penserà. L’obiettivo non era quello di superare la fase di emergenza e di non trasformare questa modalità straordinaria in una strategia operativa ordinaria?

Siamo tutti d’accordo che le tecnologie e le opportunità di questi mesi vadano colte e messe a regime, ma esclusivamente per integrare e migliorare la nostra amata Università “tradizionale”?

Bene, allora diciamoci anche la verità. Per le lezioni e gli esami di laurea la soluzione a distanza, seppur contornata dei problemi tecnici dei primissimi giorni, ci è sembrata tutto sommato quasi accettabile, se non fosse molti ragazzi non hanno accesso a connessione internet o non dispongono di un device che soddisfi l’esigenza formativa. Secondo i dati Istat il 41% delle famiglie italiane non dispone, infatti, di almeno un personal computer a casa.

Inoltre, tante sono le criticità nella gestione degli esami di profitto. Docenti, studenti, infatti, stanno toccando con mano in queste settimane i cuore del problema. In particolare con le prove scritte, ma anche la modalità orale non è esente da problemi.

E se cade la connessione? E per firmare il voto? E se stai andando bene e il commissario ti accusa di star copiando o leggendo da qualche altra parte? E il problema della privacy?

Ad oggi, sono stati svolti in Italia più di 250.000 esami di profitto a distanza, ma qualcuno si è interrogato su come garantire una valutazione serena e, al tempo stesso, seria, equa e giusta? Problemi, forse, presenti da sempre ma che con l’emergenza diventano motivo di diseguaglianza.

Senza paura andrebbe detto che le linee guida sin qui elaborate da MUR e atenei per gli esami di profitto a distanza appaiono inadeguate a garantire sia un sereno svolgimento della prova che una seria valutazione degli esami. 

Perché io ho paura. La stessa paura che in un bellissimo libro, scaricabile in pdf gratuitamente, “Insegnare (a vivere) al tempo del virus”, il prof. Federico Bertoni (UniBo) descrive in modo cristallino. Infatti sembra che dietro questa gestione della emergenza didatti ci sia una beffarda coerenza secondo la quale l’imporsi di un modello neoliberista dell’università, quello che ha caratterizzato “la normalità” imposta dalle politiche di questi ultimi anni, quella che considera gli studenti non come cittadinanza attiva e massa critica che pretende comprensibilmente il diritto alla formazione e al sapere, costituzionalmente garantiti (art. 34 della Costituzione), ma come “clienti da soddisfare, consumatori di beni e servizi, acquirenti di un prodotto”.

UniSì dovrà quindi trovarsi pronta, per sua parte, a respingere al mittente il rischio prevedibile che, come dice Bertoni, “i baroni digitali” pensino di sfruttare l’emergenza per imporre un modello di organizzazione didattica delle Università nel quale i professori e le lezioni diventano file mp4 riproducibili all’infinito su piattaforme private finanziate da investitori e nuovi capitalisti dell’industria informatica, e sulle quali tra l’altro in forma di didattica a distanza si trasferisce non solo l’Università, ma anche tutta la massa di dati sensibili di studenti, professori e tecnici che quotidianamente produciamo. Un sistema che gli studenti continuano a pagare come se nulla fosse cambiato.

Sempre Bertoni inoltre ci racconta di un altro rischio, è cioè che si realizzi una sorta di classificazione automatica di classe per la quale “da un lato lezioni in presenza riservate a studenti privilegiati (cioè non lavoratori, di buona famiglia, capaci di sostenere un affitto fuori sede), e dall’altro i corsi online destinati a studenti confinati dietro uno schermo e nei più remoti angoli d’Italia”, sempre che se lo possano permettere. 

Saremo pronti e preparati ad affrontare anche questa nuova fase con coscienza, ne sono certo.

Marco Loria

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