Immaginare il futuro

Immaginare il futuro

L’arrivo del coronavirus, si sa, ha creato situazioni uniche che mai ci saremmo aspettati di vivere, e per ogni situazione ha portato un’ emozione, un pensiero, un’ansia, un timore. In questi mesi non abbiamo fatto altro che provare a nuotare tra queste correnti – spesso contrastanti tra loro – per cercare di andare avanti, e devo dire che per quanto mi riguarda alla fine ce l’ho anche fatta. Rimane però un ultimo nodo da sciogliere: cosa c’è avanti? La sensazione istintiva è che il virus mi abbia privato del futuro che stavo costruendo, o che avevo immaginato. I prossimi mesi non li passerò a Milano ma in Valtellina, non in aula ma a casa, il tanto atteso Erasmus forse sarà davanti al pc.

Davanti a questo blackout, di fronte a queste condizioni che inaspettatamente la vita ci pone, dovremmo rassegnarci o provare a inventarci qualcosa di nuovo? Il compito è difficilissimo, ma penso che dovremmo iniziare a pensare a un futuro alternativo a quello che ognuno di noi aveva in testa. E forse è il momento buono per ridarsi degli obiettivi, dei valori, delle idee cardine da cui ricominciare, come può essere seguire un particolare sogno che stavamo abbandonando o cercare di essere, anche in piccola parte, un po’ migliori di quello che eravamo prima.

Penso che questo è quello che dovrebbe fare anche la politica. Le sfide prima del virus erano tante, ora forse sono ancora di più. La lotta alle diseguaglianze, la questione dell’immigrazione, la grande sfida del cambiamento climatico. I grandi colpi dati dal coronavirus ci impongono ora di ripartire investendo tanto: capire come farlo è fondamentale. In questi mesi ci siamo accorti di molte cose che prima ci sarebbero sembrate impossibili – alcuni esempi: la mobilità aerea non è così fondamentale come pensavamo, i cittadini riescono a rispettare delle regole imposte dallo stato molto più di quanto ci si potesse aspettare, per tenere a galla l’economia del Paese si è addirittura parlato (e alla fine solo parlato) di introdurre una tassa patrimoniale. Tutte cose, insomma, di cui prima del covid forse non ci saremmo mai accorti.

Ecco quindi che dai problemi possono nascere delle opportunità. Le città, potendo contare meno sui mezzi di trasposto classici, dovranno cambiare introducendo più piste ciclabili: può essere un passo avanti verso un minore inquinamento? Allo stesso modo bisognerà capire su quali servizi di trasporto investire, può essere l’alta velocità una valida alternativa ai più inquinanti trasporti aerei? Tra qualche mese si terrà la conferenza sul futuro dell’Europa, può essere la volta buona in cui riconoscere che uniti è meglio? Il sistema sanitario nazionale messo sotto sforzo ha mostrato le sue pecche, cosa si può migliorare?

Potrei andare avanti con questo tipo di interrogativi per diverse pagine, ma non è questo il mio scopo. Quello che voglio dire è: ci siamo ritrovati in una situazione di blackout, sta a noi scegliere se brancolare nel buio o provare a far ripartire la corrente.

Benedetto Longobardi

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