25 Aprile, tra liberazione e ricostruzione

25 Aprile, tra liberazione e ricostruzione

Festeggiare oggi il 25 aprile in solitudine, senza le manifestazioni pubbliche che hanno da sempre accompagnato questa nostra festa, rende particolarmente triste la ricorrenza di quest’anno. Ancor di più se siamo consapevoli che il Covid-19 si sta portando via l’intera generazione che ha visto la guerra, sentendone l’odore e le privazioni, e che ha lottato per conquistarsi la libertà.

Dobbiamo essere consapevoli che, con i moltissimi morti, se ne va l’esperienza, la comprensione, la pazienza, la resilienza, il rispetto che quella generazione ci aveva regalato; viene meno la memoria storica del nostro Paese, patrimonio dell’intera umanità.

Migliaia di uomini, donne, giovani, anziani, persone di diversi ceti sociali e appartenenze politiche uniti dalla volontà di lottare personalmente e contribuire, ognuno con i propri mezzi, alla cacciata delle truppe nazifasciste e alla fine del fascismo.

Il 25 aprile per gli italiani deve essere come il 4 luglio per gli americani o il 14 luglio per i francesi.

Forse però, da quel lontano 25 aprile del 1945, non c’è stata nessun’altra Festa della Liberazione che abbia permesso così tanto alle nostre generazioni di comprendere cosa avesse provato prima chi si era conquistato quella libertà: in forma ridotta, ma pur sempre intensa dal punto di vista emotivo, noi e i nostri figli abbiamo conosciuto la reclusione forzata in casa, la privazione dei diritti, il timore e il desiderio del contatto con gli altri.

Orrori che erano noti solo dai racconti della generazione che la guerra l’aveva vissuta davvero, e che adesso si sono concretati facendoci comprendere l’enorme lascito che la lotta della Resistenza ci ha consegnato.

Ora tocca a noi.

Stiamo ancora resistendo alla pandemia, ma finita questa fase dovremo far tesoro della lezione, durissima, che questo periodo ci ha consegnato chiedendoci quale futuro vogliamo, rimettendo innanzitutto in discussione la “normalità” che ha prodotto questo incubo: dalla privatizzazione di ogni bene comune che ha portato al disastro della sanità pubblica, dell’istruzione, spogliandoci di ogni legante sociale e dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione. La conseguenza è stata la nostra trasformazione da cittadini consapevoli in clienti consumatori, cioè merce per il mercato globale. Poi la devastazione dei territori, che ha portato in oriente al “salto di specie” del virus , e che da noi invece porta all’utilizzo di risorse pubbliche per costruire opere inutili e dannose come la Tav, anziché rinforzare la medicina territoriale (come promesso dopo lo smantellamento dei piccoli ospedali) e fornire i dispositivi per implementare i test necessari a comprendere l’effettiva diffusione dell’epidemia.

Il fascismo infatti fu storicamente la risposta sbagliata a situazioni di crisi economica e sociale. Una risposta che ancora oggi deve essere evitata attraverso soluzioni concrete ai problemi.

Con queste premesse la nostra lotta non potrà che continuare a essere quella per liberarci delle storture sociali che ci hanno condotto a questo disastro, impegnandoci da subito a costruire quella società più equa, giusta, solidale e rispettosa del pianeta in cui viviamo, che è l’esatto contrario dell’imperio neoliberista a cui siamo ora asserviti. Per questo continueremo a navigare in direzione ostinata e contraria rispetto a chi sostiene che per la “Fase 2” basterà fornire qualche dispositivo di protezione personale in più ai lavoratori e poi tutto potrà riaprire come prima.

Ma per ricostruire una società migliore sulle macerie morali che ci hanno lasciato coloro che blaterano di voler trasformare la Festa della Liberazione nella commemorazione dei morti per il Covid-19, bisogna fin da subito comprendere che quei morti sono dovuti in gran parte proprio alle politiche perpetrate da questi soggetti e che quindi, per costruire una società più giusta e rispettosa della nostra casa comune, bisogna iniziare a ricostruire da subito una cultura della condivisione, che metta al centro gli esseri umani.

La cultura del diritto e non gli interessi della finanza.

Il 25 aprile è quel momento per ricordare che la democrazia e la libertà sono conquiste che vanno costantemente alimentate e curate, innanzitutto con l’osservanza della Costituzione e della legge, contro la deriva populista e neo-fascista in atto in Italia e in Europa.

Il 25 aprile è oggi dunque l’occasione per ribadire a chiare lettere che non vi può più essere alcuna tolleranza verso chi sventola bandiere inneggianti al fascismo, verso chi predica il razzismo, la xenofobia, l’omofobia, l’anti-europeismo, e la discriminazione per rispondere al malessere sociale diffuso.

Approfittiamo dunque di questa “pausa forzata” per ricostruire, a partire da noi stessi, una società di donne e uomini tutti liberi e uguali, sapendo che “Bella ciao” non è solo un segno commemorativo, ma deve essere l’inno dell’inizio della liberazione dalla società malata che ci ha condotto qui.

Buon 25 aprile a tutti.

Gerd Dani