Odissea quotidiana

Odissea quotidiana

Alcuni spunti di riflessione per il dopo coronavirus

In queste settimane, dopo aver seguito le lezioni online, spesso mi ritrovo senza molto altro da fare. Avendo ormai pulito la cucina a livelli di sala operatoria e sistemato in casa ciò che si poteva sistemare, ho deciso di “affrontare” nuovamente alcuni classici che da un po’ volevo riprendere in mano. Ma da dove iniziare? Riflettendoci un po’ ho capito che solo un’opera e un personaggio potevano essere adeguati a questo mio piccolo gioco letterario: L’Odissea.

Lasciatemi premettere che non ho intenzione di fare un commentario su quest’opera, non ho tale presunzione, dato che sono uno studente di matematica che da molto tempo ha accantonato i suoi studi classici. Voglio però condividere con voi, tramite questo strumento che UNISÌ ci mette a disposizione, alcune riflessioni e parallelismi che mi ha suscitato l’ascolto di quest’opera. Non l’ho riletta infatti pensando che la “tradizione orale” rendesse più giustizia a questo viaggio.

Starete ora pensando, di cosa diavolo sto blaterando? Che affinità ci possono essere tra il racconto di chi è stato lontano da Casa, più di ogni altro uomo, e noi che siamo costretti nella nostra residenza, senza nemmeno la soddisfazione di portare Argo al parco ad espletare i suoi bisogni?

Ebbene, Odisseo appare nell’opera come un uomo solo. È sull’isola Ogigia, distante più di chiunque altro dal resto dell’umanità.  Non è l’eroe astuto sul campo di battaglia dell’Iliade, ma un uomo fiaccato dal fato, che siede sulla spiaggia a piangere ed aspettare. Così siamo anche tutti noi in questi giorni, ma, come Ulisse, non ci dobbiamo arrendere. La nostra Atena è la scienza e la medicina, a cui dobbiamo affidarci per sconfiggere l’ira di Poseidone per tornare a casa, alla nostra normalità. E come Odisseo che torna ad Itaca, dovremo anche noi però stare attenti a varcare la soglia di casa. Infatti questa emergenza sanitaria sta rendendo sempre più evidenti alcuni “Proci” di cui ci dovremo occupare in un modo o nell’altro, prima che siano questi a sopraffare noi. Non parlo solamente dei tristi personaggi che sfruttano questa tragedia nazionale per i loro sporchi interessi politici, ma delle tante situazioni critiche, che già erano presenti negli anni scorsi e ci rifiutavamo di affrontare. 

In primis dovremo pensare al nostro sistema sanitario, a cui così tanto è stato tolto negli anni passati e che ora è costantemente ringraziato anche da chi prima osannava la sua privatizzazione. Perchè non è Apollo a curarci, ma donne e uomini che hanno diritto al compenso, all’attrezzatura e all’infrastruttura adeguati, al Nord Italia, così come al Sud. Il diritto alla Salute è sancito della Costituzione, ma senza le adeguate risorse non può certo essere garantito.

Dovremo poi occuparci dell’Antinoo dei nostri problemi, che per le dimensioni e nelle proporzioni in cui si sta delineando, piuttosto che il primo dei Proci, sembra Polifemo. E questo è il sistema economico in cui siamo costretti, il quale non riesce a garantire un vero benessere per tutta la popolazione. D’altronde dopo solo alcune settimane di quarantena sono tante e troppe le famiglie che hanno già difficoltà a sfamarsi. Ma d’altra parte non sono qui a criticare il governo, la cui gestione di questa crisi sarà un altro tema importante, ma più che altro critico le risposte sul lungo termine che non possono essere misure così minime e insufficienti rispetto alla situazione, quasi fossero metaforicamente dei buoni pasto. Se infatti aggiungiamo le aziende che purtroppo falliranno a causa di questa chiusura forzata e il conseguente aumento della disoccupazione, già testimoniato dall’aumento del 20-50% delle richieste di aiuto che segnalava la Caritas nei giorni scorsi. E se poi, facendo tutti gli scongiuri del caso perché ciò non accada, la quarantena dovesse durare ancora per qualche mese, anche il ceto medio, inizierebbe ad essere in pericolo. In sunto, l’attuale sistema economico ha creato una bomba sociale di cui il Coronavirus sembra aver acceso la miccia. E in questo senso, saremmo sciocchi se cercassimo solo di evitare che essa faccia esplodere l’ordigno e non ci preoccupassimo anche di condannare e rimediare a chi l’ha costruito.

Il terzo spunto di riflessione di cui voglio accennare è l’indebolirsi in Europa dello stato di diritto e il riaffiorare dei demoni di “ventenni” passati. E in particolare mi riferisco a quello che sta succedendo in Ungheria, che non è da far passare in secondo piano. Siamo anche noi in uno stato di emergenza e anche a noi sono stati privati dei diritti che mai erano stati toccati dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ma il fatto che una nazione, membro dell’Unione Europea, si trasformi in una dittatura pressoché silentemente, fa raggelare il cuore. Sono solo molto contento di una cosa: che il nostro italico Procio, Matteo Salvini, abbia bevuto qualche Mojito di troppo questa estate al Papete e non sia al governo per portare anche l’Italia su questa strada. Se però l’Europa vuole sopravvivere e magari evolversi nel grande sogno democratico che molti di noi desiderano, non può tollerare queste situazioni nemmeno per un secondo e deve capire quale grande momento storico marchi questa epidemia. Serve una classe politica capace di fare scelte coraggiose, anche impopolari, per il bene comune, ma dubito che la presente sia all’altezza del compito, se non limitatamente a qualche caso sporadico. Saremo di nuovo schiacciati tra la Scilla delle marchette elettorali e la Cariddi della politica asservita all’economia? Chi lo sa?

La situazione è grave e non sarà certo uno studente con un po’ di tempo da perdere, come me, a trovare la soluzione a queste annose questioni, ma l’urgenza che mi ha portato a scrivere questo breve testo, è quella che dobbiamo iniziare a parlarne! Dobbiamo discutere e fronteggiare questi demoni della nostra società, perché proprio questa è l’interpretazione della figura di Odisseo che serve a noi: lui è colui che non si fa piegare dal Fato, ma affrontando uomini, mostri e divinità, scende fino nel mondo dei morti, per tornare ad una vita che valga la pena di essere vissuta. Iniziamo allora a ragionare assieme tutti quanti, infatti Atena, la dea della sapienza, è l’unico Dio di cui abbiamo bisogno.

Luca Vezzoli