Oltre la rappresentanza: il 2020 e il decennio che ci aspetta!

Oltre la rappresentanza: il 2020 e il decennio che ci aspetta!

In questi anni la Sinistra non è stata in grado di essere svolta e cambiamento: è questo il messaggio che ci lasciano i primi venti anni del Duemila.


Il 2019 è stato l’anno delle piazze solidali: a Riace con Mimmo Lucano, con i migranti a Milano contro i CPR, in tutta Italia con le donne di Non Una Di Meno, le piazze dei Sindacati per il Lavoro, quelle per il clima con Greta e la rete Fridays For Future per arrivare in queste settimane alle Sardine. Perché le iniziative che riempiono le piazze vengono sempre attribuite a cose apparentemente lontane dalla politica organizzata?


In tutto questo le Sardine -visto che tutti ne parlano, io volutamente non lo avevo ancora fatto– sono, certamente, una presa di posizione contro l’arroganza che ormai pervade una parte del mondo politico. Ma questo fenomeno deve interrogare la Sinistra poiché riempiono un vuoto di rappresentanza politica che, di fatto, esiste. E quello che è ancora più certo è che prossimi mesi l’assetto della politica italiana che oggi conosciamo cambierà profondamente. Il Movimento Cinque Stelle non regge più da solo, il centrosinistra non può sostenere più lo scontro con le destre e la sinistra “delle idee” è ancora isolata in recinti sempre più stretti dentro e fuori le istituzioni. Bisogna dunque riorganizzarsi e per questo mi interessano movimenti autorganizzati come le Sardine anche se ovviamente non desidero che questi ultimi sostituiscano la Politica organizzata della quale noi dobbiamo essere i protagonisti. In questa fase dobbiamo essere il ponte tra politica, rappresentanza e la nostra comunità che è molto più grande di quella che oggi riusciamo a rappresentare. Un ponte che sia capace di tenere e sostenere tutte e tutti quelli che vogliono farne parte.


La nostra generazione ha avuto tante fortune e tante sfighe e tra le fortune sicuramente c’è quella di essere nati Europei. Non possiamo affrontare tutte le nuove sfide che ci aspettano da soli! La politica deve tornare a respirare e ad agire al di fuori dei “confini dei propri campanili”. Sono sfide Europee, ma perché? Sia perchè siamo nati in periodi di pace, mantenuta e preservata grazie all’Europa, ma anche perché l’EU tante volte non è stata adeguatamente riconoscente con la nostra generazione. Per esempio siamo conosciuti nel mondo come la Generazione Erasmus, un progetto bellissimo che oltre a dare la possibilità a milioni di giovani di studiare in giro per il continente ha permesso anche lo sviluppo del sentimento e della cittadinanza europea, ma l’Erasmus ha riguardato solo 9 milioni di studenti su 500 milioni di abitanti. Tutto questo non può bastare.


Tutti siamo rimasti amareggiati dal risultato dei laburisti nel Regno Unito, ma qualcuno si è chiesto le ragioni di quel voto? La verità è che esiste un’internazionale di destre che si rafforza a vicenda e si alimenta oltre i confini nazionali, un destino paradossale per chi professa protezione e chiusura delle frontiere ma che purtroppo è la drammatica verità. Ma un giorno anche i sovranisti si troveranno gli uni contro gli altri separati dai muri che loro stessi avranno costruito. È lo stesso assurdo paradosso che ha punito i sovranisti di casa nostra quando, nel lontano 2013, sottoscrivevano il trattato di Dublino in sede Europea introducendo una norma che obbliga i richiedenti asilo a chiedere protezione al primo Paese europeo nel quale approdano, sottovalutando quello che sarebbe successo negli anni seguenti. Sono gli stessi che urlano all’invasione e che rispondono ai propri isterismi con odio, razzismo ed intolleranza.


La prima emergenza di questo nostro Paese è culturale, se usciamo dalle nostre aulette sentiamo che l’intolleranza e l’odio sono purtroppo penetrate nella nostra società e rischiano di diventare dominanti se restiamo a guardare o se continuiamo a dare sempre le stesse risposte. Il ragionamento è che nello scontro tra l’affermazione dell’io e lo sviluppo della Comunità, e dunque nello scontro tra chi ce la fa da solo e tutti gli altri, sicuramente è preferibile scegliere di farcela da soli anteponendo risentimenti e le paure al mutualismo e alla solidarietà. Il trionfo dell’egoismo, della chiusura e della paura.


Un altro errore figlio dell’ipocrisia razzista è prendersela coi migranti mentre nei nostri campi coltivati i caporali sfruttano bianchi, neri, uomini e donne generando rabbia ed insicurezza oltre che pericolose situazioni di dumping sociale e salariale tra ultimi e penultimi.


Bisogna cambiare radicalmente il modo di intendere la politica e il governo dei processi. Dobbiamo studiare e lavorare per progettare un nuovo modello di sviluppo politico e sociale, costruendo un nuovo processo ecosostenibile che coniughi il progresso materiale e la produzione di ricchezza. Occorre mettere a sistema università, ricerca, impresa e produrre innovazione sia nei prodotti finiti che durante le fasi del processo produttivo spingendosi fino al momento in cui culturalmente conduciamo la battaglia per orientare i comportamenti dei singoli nel rispetto del Mondo in cui viviamo.


Questo cambiamento inevitabilmente propone una nuova idea di welfare poiché quelle che conosciamo, nato sul modello di sviluppo e produzione esistente e che ha prodotto grandi risultati nello scorso secolo, è ormai al tramonto. Pensare ad un nuovo modello di sviluppo significa pensare alla riorganizzazione delle risorse, dei tempi della vita dei singoli e della gestione dei servizi pubblici che saranno sempre più essenziali ed indispensabili per un corretto sviluppo ecosostenibile. Per esempio occorrerà studiare un nuovo modello di trasporto pubblico che rispetti l’ecosistema e che colleghi non solo i grandi centri ma anche le aree interne e le periferie urbane senza escludere nessuno.


L’altra emergenza da affrontare è di sicuro quella abitativa. Il tema della casa per i fuorisede nelle città universitarie ha consentito lo sviluppo di un mercato – a tratti sommerso – della casa a condizioni materiali, e pure economiche, svantaggiose per gli utenti deboli che pagano tanto e vivono male. Un nuovo welfare significa ridefinire risposte corrette rispetto alle attuali e future esigenze della nuova società liquida e mobile.

Va ripensato anche lo Statuto dei lavoratori: il lavoro è cambiato e cambierà ancora radicalmente e sempre più velocemente. Servirà che per qualsiasi tipo di lavoro si abbia si possa avere una base comune di diritti con tutti gli altri lavoratori. Il mondo del lavoro si è estremamente frammentato e senza questo rinnovamento la Sinistra non può rappresentare le classi lavoratrici e dunque non svolge il suo compito. La fabbrica fordista non esiste più: oggi ci sono tanti lavori diffusi ad ogni livello della società e anche per questo c’è poca rappresentanza. Le nuove forme di sfruttamento se non incrociano questa base comune di diritti domineranno le classi lavoratrici che si troveranno disperse, anche perché il sindacato in questo contesto sarà limitato nella sua tipica attività di lotta, rappresentanza e contrattazione. Una cosa infatti è rappresentare ed organizzare migliaia di lavoratori che lavorano nelle stesse unità produttive, altro è rappresentare lavoratori autonomi con situazioni sempre più particolari, difficili da rintracciare e da coinvolgere nella vita politica e di lotta.

Bisogna pensare, inoltre, ad una fase di nuova partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori nella vita e nella gestione delle imprese, riuscendo ad essere in grado di governare le fabbriche per affermare un modello di diffusione della proprietà. La crisi del capitalismo che stiamo affrontando ce lo propone, la destra risponde coi dazi è necessario che la sinistra si distingua!


La vera grande sconfitta dell’Europa è che oggi cinque multinazionali extracomunitarie sono incontrollabili e possiedono molto di più di tutta la ricchezza materiale che conosciamo: i nostri dati personali! I big data sono il nuovo motore della economia e l’Europa su questo tema è completamente impotente ed impreparata. Su questo noi dobbiamo costruire un nuovo progetto per il Paese e ridefinire i nostri valori perchè contro la destra si vince coi programmi e, soprattutto, con una nuova visione del mondo. Questi sovranisti non sono cattivi, né si sono imbarbariti ma rispondono a paure e insicurezze con l’arroganza! O noi diamo altre risposte serie e convincenti o vinceranno loro, di nuovo!
Il nostro sistema ha bisogna di una correzione, si chiama intervento pubblico dei governi, soprattutto nel fisco e nelle scelte economiche strategiche. Coerentemente a questo intervento bisogna programmare una seria politica industriale che ridefinisca al centro di tutte le scelte più importanti per la vita del nostro paese il nuovo ruolo dello stato imprenditore. Stiamo tornando ad essere comunisti? Magari! La notizia piuttosto dovrebbe essere che ormai il libero mercato, prima di tutto per i liberisti, non è più un valore e loro stessi adesso lo “proteggono” coi dazi.


Queste idee dovrebbero poter avere una speranza di realizzazione ma siamo in un’epoca in cui, purtroppo, anche nel campo della Sinistra il dibattito non è ancora arrivato a questo livello. Pensiamoci noi, apriamo questa riflessione nei luoghi che ce lo consentono!


UniSì – Uniti a Sinistra diventi per i prossimi anni Venti l’organizzazione che generosamente tenta di aprire questo dibattito nelle nostre università e nel paese. Oggi per sconfiggere le destre, domani per cambiare il sistema di produzione, accumulazione e distribuzione della ricchezza e delle possibilità.
Prendiamo in mano questo strumento perché non ne abbiamo molti e non ci saranno tante altre possibilità.

Buon 2020 a tutte e tutti!
 
Marco Loria
Presidente UniSì – Uniti a Sinistra