A 50 anni da Piazza Fontana. Chi è Stato?

A 50 anni da Piazza Fontana. Chi è Stato?

Milano, Piazza Fontana 12 dicembre 1979 sono le 16:37 quando esplode una bomba di estrema potenza.

Le immagini e lo strazio sono da tragedia di Stato. 17 i morti e 88 i feriti: è il più grave atto terroristico compiuto fino a quel momento nell’Italia repubblicana. Oggi sappiamo chi è Stato: una sentenza della corte di cassazione del 2005 ha stabilito che gli ordigni sono stati posizionati dalla cellula veneta dell’organizzazione neofascista Ordine Nuovo. 

Molti fra noi più giovani conoscono questa storia solo per sentito dire, senza saper bene cosa sia successo e perché. È però necessario riprendere questi avvenimenti molto dolorosi perché la Storia del nostro Paese, quella con la S maiuscola, passa anche da qui. Lo abbiamo già ribadito ieri: in un momento in cui la Storia viene messa in discussione è un grande atto di responsabilità fermarsi, girarsi indietro e tenere viva la memoria. 

Rimandiamo sicuramente a chi, con più competenza di noi, ha trattato questo tema ma ci sembrava doveroso sfruttare anche questi canali per ricordare e riflettere su cosa sia stata Piazza Fontana. 

Il 1969 è l’anno dei movimenti studenteschi e anche in Italia la tensione è destinata a crescere. Qualche anno prima l’opinione pubblica italiana si era spostata a sinistra(il PCI era il secondo partito). Nonostante questo la destra si era riorganizzata. Il terrorismo di destra comincia nella primavera del 69 con l’attacco armato al rettorato di Padova. Sono 20 gli attentati, anche dimenticati, che anticipano Piazza Fontana. Bombe, attentati, sabotaggi interni alle organizzazioni di sinistra tutto organizzato da Ordine Nuovo Arriva l’’autunno: gli operai chiedono un nuovo contratto, bloccano il paese e la tensione cresce. 

12 dicembre 1969: È il momento perfetto per agire. A Milano di venerdì pomeriggio c’è solo una banca aperta dove gli agricoltori si ritrovano per siglare accordi :la Banca nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana. Alle 16:37 scoppia la bomba. Imorti sul colpo sono 14 tutti agricoltori, commercianti o mediatori. Il centro dell’esplosione è il Salone centrale e le prime voci dicono che l’esplosione sia stata causata dalla caldaia.

La sera del 12 dicembre iniziano le indagini. La prima pista è quella anarchica, già sotto osservazione in processi pretestuosi.Alla guida delle indagini c’è il commissario di polizia Luigi Calabresi che convoca subito gli esponenti dei circoli milanesi trai quali c’è anche Giuseppe Pinelli un ferroviere milanese di 41 anni. È il 15 dicembre. Da quella questura Pinelli non ne uscirà mai, precipiterà nello stesso pomeriggio da una finestra del quarto piano e la sera stessa è dichiarato deceduto in ospedale. Caduto dalla finestra, si dirà. Quello che successe davvero non è ancora stato chiarito. Nelle stesse ore un tassista milanese denuncia la presenza in città di un ballerino Pietro Valpreda, anche lui anarchico. Viene indagato subito per concorso in strage terroristica perché visto a pochi minuti dalla strage nei pressi di Piazza Fontana con una valigetta.

Il 15 dicembre è il giorno dei Funerali di Stato e Milano impietrita piange i suoi morti: 300 mila persone chiedono verità e giustizia. Intanto a Treviso Guido Lorenzon, docente universitario, racconta alla magistratura di aver sentito l’amico Giovanni Ventura, eversivo di destra, parlare di Piazza Fontana. A Padova un negoziante riconosce la borsa sui giornali contenete la bomba perché proprio due giorni prima della strage ne avrebbe vendute ben 4 alla stessa persona. È questo l’indizio che porta verso il Veneto e verso l’estrema destra, inizia a cadere la pista anarchica. 

Fu in quei giorni che i compagni di Pinelli del circolo ponte della Ghisolfa organizzano una conferenza nella quale per la prima volta pubblicamente si sostiene l’innocenza degli anarchici. La tesi è strage è di Stato, quindi responsabile è lo stato depistato dai neofascisti e Pinelli è una vittima innocente. Il 4 marzo 1972, tre anni dopo, Freda e Venturi vengono arrestati ma la pista anarchica non cade, anzi. La magistratura sostiene che anarchici e fascisti avrebbero collaborato alla costruzione della stessa strage. Il 17 maggio 1972 il commissario Calabresi viene freddato sotto casa sua, il processo su Piazza Fontana per ragioni di ordine pubblico viene trasferito a Catanzaro. 

Sono passati 8 anni, il processo sembra non avere fine. Sul banco degli imputati a Catanzaro gli Italiani vedono sfilare tutta la politica di governo, i massimi rappresentanti delle istituzioni e delle forze armate. e anche uomini dei servizi segreti, come Giannettini neonazista che lavora nel SID. In primo grado il 1979 Freda Ventura e Giannettini sono condannati per Strage di Stato. 9 anni dopo la Cassazione assolve tutti per insufficienza di prove, fino a che Guido Salvini, magistrato milanese, raccoglie le testimonianze di neofascisti vicine all’organizzazione Gladio che permetterà di sbloccare la vicenda. Cominciano a parlare tutti nel 2000 in seguito alla testimonianza di Martino Siciliano e Carlo Digilio, ex neofascisti di Ordine Nuovo, i quali confessarono il proprio ruolo nella preparazione dell’attentato, ribadendo le responsabilità di Freda e Ventura. In particolare Digilio sostenne di aver ricevuto una confessione in cui Delfo Zorzi gli raccontava di aver piazzato personalmente la bomba nella banca. Il 30 giugno 2001 furono condannati all’ergastolo Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni. Carlo Digilio ottenne la prescrizione del reato per il prevalere delle attenuanti riconosciutegli per il suo contributo alle indagini, mentre Stefano Tringali fu condannato a tre anni per favoreggiamento. Il 12 marzo 2004 furono cancellati i tre ergastoli e il 3 maggio 2005 la Cassazione ha confermato la sentenza (dichiarando prescritto il reato di Tringali). Al termine il processo nel maggio 2005 ai parenti delle vittime sono state addebitate le spese processuali. La Cassazione tra le polemiche, assolvendo i tre imputati, ha tuttavia affermato che la strage di piazza Fontana fu realizzata dalla cellula eversiva di Ordine Nuovo capitanata da Franco Freda e Giovanni Ventura, non più processabili in quanto assolti con sentenza definitiva nel 1987. Sebbene gli ordinovisti indicati siano quindi considerati gli ispiratori ideologici, non è mai stato mai individuato a livello giudiziario l’esecutore materiale, ossia l’uomo che pose personalmente la valigia con la bomba.

Nasce però una verità storica. In piazza fontana i fascisti stavano provando il colpo di Stato e solo grazie alla partecipazione dei milanesi quel 15 dicembre ai funerali di Stato impedirono ai reazionari fascisti di sovvertire la nostra Repubblica democratica e antifascista. Noi abbiamo il dovere di tenere viva la memoria nel segno dell’antifascismo!